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Desdemone Forelogh
Molti anni or sono in una notte serena illuminata da una pallida luna, nelle freddolose silenti lande del nord, in un paese lontano chiamato Camelot, le grida di un neonato rompevano il silenzio…era la bellissima principessa Desdemone, discendente della stirpe dei Forelogh. Il suo cognome in elfico significa ghiaccio del nord …….. il ghiaccio che assieme alla candida neve avvolge il suo regno. E’ la primogenita del Re Attila di Camelot, un uomo di forte personalità con un buon cuore, assieme alla Regina Persefone, nata a Dirah, risaputa come una splendida donna, servizievole nei confronti del marito per avere dei sani e forti principi. Il fratello Alfrich, secondogenito della famiglia, è un mercante della masseria, conosciuto in molte terre per il suo acume riguardo gli affari non che le sue qualità oratorie, veniva identificato come un approfittatore, pronto a servirsi di ogni mezzo a sua disposizione pur di raggiungere la conclusione di un affare. La prima infanzia della giovane principessa si svolse all’interno delle mura del castello, accudita dalle numerosi nutrici ma soprattutto dall’affetto della madre. La regina era solita portarla in giro ovunque andasse; era facile trovarle spesso vicino all’arena dei gladiatori……la piccola Desdemone era infatti divertita dai racconti della regina che commentava gli strani indumenti dei guerrieri. Al loro ritorno nelle sale del castello c’era sempre la vecchia cara Wender, madre di Persefone, che le aspettava ogni volta. La nonna chiedeva alla principessina di farle vedere quanto era forte, si lasciava volontariamente colpire dalle manine innocenti di sua nipote. Il premio per queste simpatiche prove di forza erano dei buonissimi pasticcini ripieni che la nonna faceva personalmente apposta solo per lei. Il tempo passava mentre la figlia del re Attila cominciava a crescere. Era l’emblema della vitalità, il sorriso sempre acceso sul volto, raramente la si vedeva ferma in un punto, era sempre a correre nell’immenso giardino all’interno del castello, si divertiva dar fastidio alla servitù, nascondendo le pentole facendo sparire le scarpe, rendeva i cibi talmente immangiabili aggiungendoci furtivamente spezie. Al raggiungimento del quarto anno di età Desdemone ricevette da sua madre una vigorosa cavalla dall’aspetto fiero, il suo nome era Cleopatra tuttora suo nobile destriero. La principessa passava le giornate passeggiando a cavallo con il padre e il fratello, amava correre in sella a Cleopatra tra i verdi prati antistanti la sua dimora, lasciando che il vento le accarezzasse i suoi lunghi capelli. A distanza di poco tempo ci fu una festa nel regno per la celebrazione dei vent’anni di matrimonio dei regnanti di Camelot. Dopo una sontuosa cena tutti si riunirono nel grande giardino del castello per ammirare gli splendidi fuochi che con il loro vivace scoppiettio accompagnarono la manifestazione. Mentre il re Attila Alfrich e Desdemone rimasero ad ammirare lo spettacolo, la regina decise di ritirarsi nelle sue stanze in quanto stanca per i festeggiamenti. Nessuno udì le grida provenire dalle sale più alte del castello, coperte dalla scoppio dei fuochi. Persemone fu strappata alla vita all’età di 44 anni, per mano di mercenari,il cui ingresso nella camera della regina è tuttoggi un mistero non svelato che più volte fece pensare alla presenza di un infiltrato tra le schiere del regno di Camelot. Il corpo della sventurata donna non fu mai trovato, l’unica traccia dell’atroce delitto fu la sua vestaglia da notte piena di sangue con a terra il medaglione della sua gloriosa stirpe. La morte dell’adorata moglie scosse a tal punto il marito che rimase rinchiuso nelle sue stanze per giorni interi, assumendosi la colpa del brutale omicidio nonchè dell’incapacità dimostrata nel difenderla. Date le condizioni del re, le sorti del regno furono messe nelle mani del primo cancelliere che ben presto svelò la sua vera natura di tiranno mostrando la sua indomabile sete di potere. Tradì Camelot e la fiducia del sovrano, facendo rinchiudere nelle segrete gli uomini più fidati del re e chiunque cercasse di ostacolarlo nel suo piano di conquista. Annunciò ben presto l’entrata in guerra del paese con i villaggi confinanti che secondo lui stavano tramando contro le sorti del regno, vano tentativo di mascherare il suo folle progetto di distruggere Camelot stessa. La neutralità che contraddistingueva il regno mutò facendole ora assumere il ruolo di paese belligerante. Il popolo rimasto fedele al re non tollerava più la situazione e in una notte oscura avvenne l’omicidio del primo cancelliere che fu ritrovato l’indomani con un pugnale conficcato nella schiena. L’omicidio di quest’ultimo non fermò la serie di eventi che ormai si susseguivano in un incessante danza di morte: Camelot era in guerra ed era ora compito del suo sovrano sostenerla guidandola in battaglia. Seppur stremato dal ricordo della moglie, Attila decise di mantenere fede al suo editto di proteggere a costo della sua stessa vita il suo regno. Conscio ormai della sua situazione mentale e dei limiti fisici decise di far scappare la figlia, sapendo di non aver più la forza di proteggerla. Intanto fuori dalle mura il numero delle tende degli assediatori aumentavano, spingendo così il re a decidere che quella stessa notte sua figlia sarebbe uscita dal regno. Dodici fanti erano davanti al cancello coperti da due dozzine di cavalieri che erano sostenuti nelle retrovie da due guarnigioni complete di arcieri. Attila mise in sella di Cleopatra la piccola figlia e prima di salutarla le fece indossare al collo il medaglione della madre, simbolo della loro dinastia. Affidò ai suoi due migliori cavalieri il compito di scortarla fuori dalle mura dando l’ordine di rischiare la loro vita per quella della principessa. Accadde tutto in un attimo…il cancello si aprì gli arcieri cominciarono a far piovere una pioggia di morte fatta di frecce sugli assediatori mentre fanti e cavalleria guidarono la carica. Desdemone uscì dal castello ma dopo neanche cento metri i due cavalieri che la proteggevano caddero vittima di un’imboscata venendo massacrati sotto i suoi occhi nel disperato tentativo di difenderla. Sangue e morte…questo era lo spettacolo che prendeva vita davanti il suo sguardo. Con una decisa tirata di briglie, scosse il suo destriero e cominciò a correre senza direzione non avendo una casa dove qualcuno l’aspettasse. Vagò per molte lune, nutrendosi di bacche e radici…le uniche cose che quelle desolate lande offrivano, fino a che stremata cadde priva di sensi accasciandosi sulla sella di Cleopatra. Al suo risvegliò trovò il familiare e caldo muso della sua compagna che con il suo tepore le riscaldava il viso sferzato dal freddo tagliente. Attorno a sé non più le lande innevate o ruscelli ghiacciati ma tante dimore..era in un villaggio…un villaggio di demoni. Ben presto si rese conto d’essere stata salvata da morte quasi certa da parte della regina di quelle creature, probabilmente mossa da istinto materno. Fu presa sotto la protezione del demone più potente di quel villaggio, nonché capoclan di una delle più spietate e temute famiglie di demoni: i Rosemborg…i più feroci e conosciuti ovunque per la nomea di massacratori. Trascorse molto tempo con colui che era ormai diventato il suo patrigno, che la stava trattando al pari di suo figlio Lordemone, donandole addirittura un flagello. Venne istruita sulle regole del clan e le furono insegnate tecniche di caccia e di combattimento. Cresceva ogni giorno sempre di più allenandosi con Lordemone nel bosco lanciando accette e picconi cacciando lepri, maiali, conigli e ricevendo sovente lezioni private dal capoclan sull’utilizzo della bastarda. La fama che contraddistingueva il clan la plasmò fortemente facendone una persona malvagia e di indole maligna. All’età di 15 anni il suo cammino culminò nell’entrata al clan come guerriera, venendo insignita del loro simbolo...un tatuaggio dagli indubbi poteri magici appena sopra l’osso sacro..capace di donare vigore e forza. Le sue doti di combattente erano indiscusse, spesso si fece notare come uno dei migliori guerrieri del villaggio combattendo in prima linea al fianco del suo patrigno e di suo figlio, guadagnandosi sul campo con estremo merito il rispetto da parte di tutti. Nonostante le ottime doti in campo bellico, Desdemone era pur sempre una meravigliosa donna…dai lunghi capelli neri come le tenebre più oscure..era apprezzata e corteggiata…il suo incantevole fascino nordico catturava l’ attenzione di chiunque, lasciando l’osservatore come gelato da cotanto splendore. Ben presto i suoi occhi grigio perla cominciarono a cadere su Lordemone con un altro sguardo..l’affetto che provava nei suoi confronti e che l’aveva accompagnata per tanto tempo si trasformò in passione e amore…un sentimento eterno talmente intenso che non terminò nemmeno alla scomparsa del giovane demone, quando quest’ultimo non fece più ritorno da una missione. Malgrado la sua scomparsa la principessa continuò a combattere distruggendo villaggi, devastandone personalmente uno,spinta dalla rabbia di non essere potuta crescere con la sua famiglia avendo perso tutti i suoi affetti e desiderando di far ritorno un giorno nella sua Camelot per rivedere il suo regno. Un giorno un membro del clan si recò a Lot per rifornimenti e passando per le vie della città vide al collo di un uomo che raccontava la caduta di una certa Camelot e la fine di una gloriosa stirpe, lo stesso medaglione di Desdemone. Tornato al villaggio prese in disparte la principessa raccontandogli tutto ciò che le sue pupille e le sue orecchie avevano visto ed udito. Il racconto scosse a tal punto la giovane guerriera che radunate le sue cose partì l’indomani mattina vagando per quattro lune attanagliata da atroci pensieri. Per la prima volta il suo cammino di devastazione e morte lasciò il posto ad un sentimento di affetto nei confronti del padre, capendo che avrebbe potuto ricevere da lui quell’amore tanto cercato e mai ottenuto. Decise così di recarsi nel granducato di Lot facendosi subito distinguere per le sue ottime doti di combattente, tanto da entrare a far parte dell’esercito fino a raggiungerne il grado di capitano. Con il denaro guadagnato poteva permettersi vitto e alloggio dedicandosi spesso alla sua attività preferita la caccia, traendo così ulteriori profitti. La bramosia di rivedere l’amato padre la cambiò profondamente, ben presto il suo culto devoto al demonio e al fascino per l’inferno lasciò il passo a quello per la dea Themis dandole la speranza di riabbracciare il suo re. Nacque in lei un odio radicale e reiterato per le sette ma nonostante ciò rimase vivo e ardente il ricordo di coloro che la allevarono e che la salvarono…non scordò mai le loro tecniche di combattimento e tuttora il simbolo che porta avvolge la sua intrigante figura nordica di mistero e magia. ….spietata come il demone che l’allevò…..ma di buon cuore come il padre che le diede la vita….. Desdemone
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